Il Tonno di corsa di Carloforte

Il migliore tonno rosso al mondo

La tonnara di Carloforte è una delle due ultime tonnare fisse d’Italia, qui si usa fare la pesca del tonno rosso con le stesse tecniche che si usavano fin dal 1400 circa. Iniziamo col dire che nel Mediterraneo transita la specie più pregiata di tonno, il bluefin, nome scientifico Thunnus thynnus, comunemente detto tonno rosso, ricco di omega 3. Il tonno che va in scatola, per capirci, è solitamente quello a pinna gialla, decisamente meno pregiato. Il tonno rosso compie una sorta di girotondo dei mari. Il suo passaggio strategico nel Mediterraneo viene detto tonno di corsa, poiché quando vi passa è in corsa per la riproduzione (è anche uno dei pesci più veloci al mondo). Siamo nel mese di Aprile. Proveniente da Terranova il tonno attraversa lo Stretto di Gibilterra ed entra nel Mediterraneo per raggiungere acque ideali alla deposizione delle uova; femmine e maschi sono pronti per la fecondazione ed hanno carni al massimo della consistenza. Nelle acque cristalline tra Sicilia e Sardegna i banchi stazionano all’incirca 60 giorni; poi puntano su Spagna e Francia, depongono e a settembre escono dal Mediterraneo lambendo di nuovo l’Italia

La tradizionale pesca del tonno

Fin dall’antichità i tonni venivano pescati con la tonnara fissa, un sistema di cattura controllata sostituito in tempi moderni da altre tecniche tra cui la tonnara volante (rete da circuizione) e i palangari, che hanno però portato a catture sconsiderate; oggi la tonnara fissa è un metodo in costante rivalutazione perché, anche a detta di Greenpeace e di altre associazioni ambientaliste, permette una pesca sostenibile in quanto selettiva degli esemplari pescabili. Carloforte sta esaltando questa sua antica tradizione.ed è una delle due tonnare fisse con autorizzazione ministeriale (l’altra è a Favignana, in Sicilia). Il rifiorire delle due tonnare nostrane dovrebbe ristabilire anche un certo prestigio italiano nel Mediterraneo, dopo anni di quasi-monopolio produttivo da parte di Malta. La pesca massiva del passato, indiscriminata e spesso illegale anche di esemplari sottomisura, ha portato nei decenni scorsi ad un impoverimento della specie bluefin, fino alla totale perdita di una sua presenza stabile nel Mare Nostrum, tanto da determinare la progressiva riduzione delle quote di pesca (Tac, Totale ammissibile di cattura) assegnate ai vari paesi europei; l’Italia ne ha fatto le spese anche in termini di fatturato e di occupazione, sperimentando la pesante crisi del comparto (la tonnara di Favignana è rimasta chiusa dal 2007 al 2017). Le scelte di tutela hanno iniziato a dare dei frutti, e da circa una decina d’anni il tonno rosso è tornato stanziale nel Mediterraneo, evento davvero significativo, tanto che le quote (fissate da Unione Europea e Iccat – Commissione internazionale per la conservazione del tonno atlantico) sono in progressiva ripresa, con assegnazioni crescenti in favore della tonnara fissa, metodo attenzionato favorevolmente anche dalla Commissione europea. Va detto però che il bluefin resta una specie a rischio, soprattutto a causa del notevole consumo da parte dei giapponesi sottoforma di sushi e sashimi, food culture peraltro sempre più di moda anche nel resto del mondo.

In tonnara fissa il tonno rosso viene pescato solo da aprile a luglio, nel suo passaggio di andata. Il cosiddetto tonno di ritorno, cioè quello che riattraversa il Mediterraneo a partire da settembre, viene lasciato rientrare in Atlantico. I carlofortini sono fieri e consapevoli di questa scelta, sostenibile da più punti di vista. E non c’entrano solo le famose quote da rispettare. Oramai ne fanno una questione di tutela dei banchi e di offerta di qualità. Dopo la deposizione delle uova il tonno non ha più la medesima consistenza, e pescarlo significherebbe abbassare uno standard qualitativo che – anche a livello internazionale – riconosce oramai a Carloforte un marchio di garanzia

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